AMOC - Associazione Malati Oncologici Colon-Retto

L’AMOC Onlus - Associazione Malati Oncologici Colon retto Onlus è un’Associazione di volontariato con finalità esclusivamente di utilità sociale quali la prevenzione, l'informazione e supporto morale a favore dei pazienti colpiti da tumore del colon-retto e loro familiari.

Nata nel 2006, è iscritta al Registro Regionale del Lazio delle ONLUS, (con determinazione n. D0980 del 20.03.07) ed è costituita da malati, parenti di malati, ricercatori, medici.

I volontari dell’AMOC sono  presenti  da tre anni presso l’Istituto Regina Elena di Roma per facilitare l’accesso dei pazienti alle terapie, ridurre i tempi di attesa e dare loro un sostegno morale.
 
Dal 2007, con cadenza bimestrale, l’AMOC organizza incontri a tema tra i pazienti affetti da neoplasie del colon-retto, le famiglie e gli oncologi riguardanti il trattamento di questa patologia.

Inoltre l’AMOC fornisce supporto amministrativo per coloro che intendono usufruire delle disposizioni di legge esistenti a favore dei pazienti oncologici. (legge 104/92).

Oltre alle attività in ambito ospedaliero, l’AMOC si prefigge di  promuovere l’informazione sulla prevenzione delle neoplasie colo rettali.


Nel Piano Oncologico Sanitario Nazionale 2010-2012 la “Prevenzione” sta al 2° posto di tutto il progetto a ribadire il ruolo centrale di interventi che mirano a ridurre la mortalità per neoplasia in Italia.
In questo contesto si inserisce il programma di prevenzione delle neoplasie del colon-retto promosso dall’AMOC (Associazione Malati Oncologici Colon-Retto Onlus).


L’importanza della prevenzione

• Il cancro del colon-retto in Italia: l’entità del fenomeno.
Secondo i dati del Ministero della Salute nel 2006 si sono registrati in Italia oltre 168.000 decessi per cancro, circa il 30% di tutte le cause di decesso. L’incidenza dei tumori del colon-retto  presenta una marcata tendenza all’aumento, specialmente tra gli uomini, per i quali si registra un tasso standardizzato pari a 100 ogni 100.000 uomini contro 60 ogni 100.000 donne; il numero stimato di nuovi casi per anno è passato da 38.000 nel 1990 a 47.000 nel 2008. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi si attesta a circa il 58%. Nel Lazio vi sono circa 4000 nuovi casi l’anno, con 1900 nuovi casi negli uomini e 1870 nelle donne con una mortalità del 50% in entrambi i sessi (fonte AIRT Working Group E&P 2006).
La storia naturale di questa malattia, nella quale la progressione da adenoma a carcinoma avviene nel corso di circa 10 anni, dà l’opportunità di effettuare un’efficace prevenzione o diagnosi precoce.

• La prevenzione secondaria (Screening).
Gli obiettivi di prevenzione secondaria dei tumori (screening) hanno la finalità di ridurre la mortalità causa specifica e, nel caso delle neoplasie del colon-retto, anche l’incidenza interrompendo la sequenza adenoma-cancro. Sono stati recentemente presentati i risultati di 52 programmi di screening adottati in Italia nel 2005 il cui l’obiettivo era il riscontro di cancri o di polipi ad alto rischio. Sono stati invitati allo screening  complessivamente 827.473 soggetti e di questi 376.240 (47.1%) hanno aderito allo screening. Per ogni 1000 soggetti studiati sono stati riscontrati 3,7 cancri e 16,8 adenomi. La quota di cancri e di adenomi aumentava con l’età e nel sesso maschile ed il 55% dei casi di cancri riscontrati era al I stadio TNM. La prevenzione secondaria può essere raggiunta attraverso due tipi di interventi: gli screening di sanità pubblica e gli screening “case-finding” espressione anglosassone che indica “la ricerca del singolo caso”.


• Lo screening “case-finding” e l’Esperienza dell’AMOC.
Questo tipo di screening coinvolge direttamente ogni singolo individuo che ne diventa protagonista attivo richiedendo direttamente gli esami necessari per la prevenzione. Questi screening riguardano soggetti asintomatici e sintomatici. Si tratta quindi di un approccio individuale soggettivo, caratterizzato da un periodo di azione breve, intenso ma rivolto  a fasce di età più ampie. In genere vengono utilizzati esami più invasivi, come in questo caso la colonscopia. Consentono protocolli più aggressivi, con massima sensibilità e vedono coinvolti come primi attori sia il medico di famiglia che gli specialisti.
In questo contesto l’AMOC nello statuto prevede un’azione incisiva sul tema della prevenzione.
L’AMOC nel 2010 ha al suo attivo una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica durata due settimane. Sono stati affitti cartelloni pubblicitari in tutte le stazioni della metropolitana di Roma e su 500 autobus dell’ATAC con un messaggio rivolto ai cittadini di eseguire la colonscopia come strumento di prevenzione secondaria. La campagna ha avuto eco sugli organi di stampa della Regione Lazio, ha spinto oltre 10.000 persone a visitare il sito dell’associazione www.amoc.it ed oltre 150 persone hanno telefonato all’AMOC  e chiesto di fare la colonscopia.


•  La prevenzione con la colonscopia.
La colonscopia è l'esame che viene attualmente considerato il "gold standard" per la diagnostica delle neoplasie del colon-retto; infatti la ricerca del sangue occulto nelle feci evidenzia solo quelle lesioni che sanguinano. La probabilità di trovare un tumore nei programmi di screening con la colonscopia è dello 0,5-1,0%, quella di trovare un polipo del 5-10%. Il notevole vantaggio della colonscopia è quello di poter esplorare tutto il colon, visualizzare direttamente l'eventuale lesione e poterne effettuare biopsie e/o polipectomie. La sensibilità dell’esame è del 90 - 95 % sia per polipi che per tumore mentre la specificità è del 100 %. Tra i motivi  per i quali l’adesione ai programmi di screening attraverso colonscopia non raggiunge i livelli auspicati rientra ovviamente la considerazione che l’esame è fastidioso. Per tali motivi sono stati proposti diversi sistemi di sedazione. La colonscopia è considerata dalle Linee Guida americane lo strumento migliore per effettuare lo screening.  Il problema dello screening con la colonscopia è la bassa aderenza della popolazione a questi programmi che non supera il 30%.


œ  La prevenzione nei casi a rischio: i familiari di primo grado
Le Linee Guida dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) raccomandano l’esecuzione della colonscopia nei soggetti con età superiore ai 50 anni una volta ogni 10 anni (raccomandazione di tipo A). L’aggressività dello screening aumenta in caso di storia familiare della malattia ed il limite di età scende a 25 anni per i soggetti affetti da forme familiari del tumore del colon-retto. Infatti in circa l’80% dei casi le neoplasie colorettali sono di tipo sporadico, nel 20% dei casi può esservi una componente genetica e familiare.
La presenza di casi di cancro colorettale in uno o più parenti di primo grado determina un aumento di due-tre volte del rischio di questa neoplasia rispetto alla popolazione generale. Stime italiane rilevano un rischio per storia familiare di cancro del colon di 3.2 e di cancro del retto di 2.2. L’aumento del rischio dipende dal numero di casi registrati nell’ambito familiare e dall’età di insorgenza degli stessi.
Il coinvolgimento dei soggetti ad alto rischio, per età o in quanto familiari di casi con tumore del colon-retto a tutt’oggi è difficile per la bassa adesione. Infatti negli studi condotti nei familiari di primo grado, si è avuta un’ adesione di circa il 20%. Tra le variabili identificate ci sono fattori di ordine demografico e psicosociale.

Assistenza domiciliare, Assistenza ospedaliera, Assistenza sociale, Consulenza legale, Formazione per volontari, Materiale informativo, Psiconcologia, Riabilitazione oncologi

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