Con il decreto Balduzzi si supera l’approvazione da parte delle commissioni locali che causava mesi di ritardo

 

di Vera Martinella

MILANO - I farmaci innovativi per la cura dei tumori diventano immediatamente disponibili per i malati oncologici grazie al decreto Balduzzi. Lo rende noto la Favo

(Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia), il cui segretario generale Elisabetta Iannelli parla di «un vero e proprio decreto salvavita per i malati oncologici». Il decreto Balduzzi, accoglie una delle più rilevanti richieste presentate dalla Favo nei mesi scorsi «affinché i farmaci innovativi per la cura dei tumori siano resi immediatamente disponibili in ogni parte d'Italia subito dopo la registrazione da parte dell’Aifa a livello nazionale, senza che si debba attendere l’approvazione da parte delle commissioni regionali e provinciali ed il successivo inserimento nei prontuari terapeutici regionali».

TUTELA DELLA SALUTE - Favo e Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) già dal 2010 avevano segnalato i ritardi e le difformità di accesso ai farmaci innovativi nelle diverse regioni dove in alcuni casi, il rinvio arrivava a superare i quattro anni prima che una nuova terapia potesse essere utilizzata effettivamente dai malati. Si era così arrivati a un primo risultato con l’approvazione dell’accordo sull’accesso ai farmaci innovativi siglato nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni il 18 novembre 2010. Ma nel 2012 una successiva analisi della situazione, condotta da Favo e Aiom per monitorare l’efficacia applicativa dell’accordo Stato-Ragioni, pur rilevando un miglioramento rispetto al 2011, evidenziava il permanere di diverse criticità nella reale messa a disposizione del farmaco per i pazienti. Ora con questo provvedimento «si ristabilisce il principio costituzionale di tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. I malati di tumore hanno diritto, per la grave patologia cui sono affetti, a ricevere sempre e dovunque residenti, la migliore terapia possibile, nel rispetto del principio di uguaglianza» conclude Francesco De Lorenzo, presidente Favo.

 

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