Il 20 novembre 2021 Favo ha partecipato alla consultazione pubblica "Verso una piena inclusione delle persone con disabilità - ParteciPa" avviata dall’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità - Ministro Stefani presentando alcune proposte focalizzate sul tema della disabilità oncologica.

Favo è intervenuta attivamente nella Consultazione sulla disabilità inviando quattro interventi per mettere in luce alcune delle problematiche che affliggono i malati di tumore e che impediscono, di fatto, una piena ed effettiva inclusione sociale e lavorativa a causa degli ostacoli, anche culturali, connessi e conseguenti alla "disabilità oncologica".

Queste le proposte FAVO:

FAVO chiede aggiornamento e semplificazione dell’accertamento della disabilità oncologica

https://partecipa.gov.it/processes/verso-una-piena-inclusione-persone-con-disabilita/f/48/proposals/1004

L’accertamento della disabilità “oncologica” (invalidità totale o parziale, temporanea o permanente, handicap grave) è il presupposto per l’accesso a tutele e benefici giuridici ed economici (ad es. permessi e congedi sul lavoro, assegni/pensioni di invalidità, sgravi fiscali) tesi ad assicurare, almeno in parte, sostegno e reinserimento sociale del malato, ed, in modo diverso, anche del caregiver oncologico. Negli anni, anche grazie alla collaborazione attiva e costante tra FAVO, INPS e Ministero del lavoro e delle politiche sociali, normativa, procedure e servizi sul territorio sono stati oggetto di miglioramenti (Legge 80/2006 e convenzioni con le singole Regioni per accertamento unificato delle procedure presso l’INPS) che hanno altresì reso più omogenei i giudizi e ridotto i tempi di accertamento (dalla certificazione oncologica telematica introduttiva alla eventuale liquidazione dei benefici). https://osservatorio.favo.it/wp-content/uploads/2020/03/R05.Cap_.02.pdf

https://osservatorio.favo.it/undicesimo-rapporto/parte-terza/linee-guida-inps-pazienti-oncologici/

Ma sussistono ancora ostacoli e difficoltà da affrontare e risolvere.

E' necessario ed urgente:

- aggiornare le tabelle di invalidità contenute nel D.M. 5 febbraio 1992 e ormai obsolete;

- formare all’utilizzo del certificato oncologico introduttivo INPS i medici di medicina generale e i medici specialisti in oncologia;

- semplificare il processo di accertamento della disabilità oncologica (in particolare nelle prime fasi di cura post diagnostica);

- localizzare l'accertamento della disabilità oncologica presso i luoghi di cura, garantendo la presenza dello specialista in oncologia nelle Commissioni medico-legali.

FAVO chiede leggi a tutela del lavoratore affetto da tumore

https://partecipa.gov.it/processes/verso-una-piena-inclusione-persone-con-disabilita/f/48/proposals/1006

Un terzo dei malati di cancro è in età lavorativa: nel 2020 oltre un milione e duecentomila lavoratori. Per le malattie oncologiche non esiste una normativa, come invece è previsto, ad esempio, per la tubercolosi (L 1088/70; L 429/75 e L 88/87).

Indagini sui costi sociali ed economici del cancro per i malati ed i caregiver pubblicate da FAVO hanno mostrato che il 70% dei malati ha difficoltà finanziarie e che per il 30% di loro la malattia ha influito negativamente sul lavoro fino a causarne, per alcuni, la perdita. I pazienti (e i caregiver) più penalizzati sono i lavoratori autonomi. https://osservatorio.favo.it/dodicesimo-rapporto/parte-prima/condizione-lavorativa-malati-oncologici/

https://osservatorio.favo.it/tredicesimo-rapporto/parte-prima/condizione-lavorativa-disagio-caregiver/

FAVO da anni si batte perché i diritti costituzionali alla salute ed al lavoro siano garantiti senza discriminazioni di genere o di tipologia di lavoro (subordinato o autonomo, pubblico o privato).

Nella Missione 5 del PNRR sono stanziati 20 miliardi di euro per le politiche per il lavoro e in questo contesto vi sono riferimenti all’inserimento lavorativo di persone con disabilità.

Supportare il malato oncologico che lavora è un investimento anche per la sostenibilità del sistema di welfare.

La Commissione Lavoro della Camera ha in esame cinque disegni di legge su “Disposizioni concernenti la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche”.

È necessario che le misure di sostegno del “lavoratore oncologico”, finora previste esclusivamente per i dipendenti (permessi e congedi retribuiti, contributi figurativi, smart working e telelavoro, accomodamenti ragionevoli), siano estese in modo omogeneo a sostegno dei lavoratori autonomi e liberi professionisti, la cui tutela è ancora inadeguata.

Favo chiede una legge per il diritto all’oblio (right to be forgotten) dei guariti dal cancro che consenta l’accesso al credito ed alle assicurazioni senza discriminazioni

https://partecipa.gov.it/processes/verso-una-piena-inclusione-persone-con-disabilita/f/48/proposals/1005

Il 27% di chi vive in Italia dopo una diagnosi di cancro, quasi 1 milione di persone, è considerato clinicamente guarito ed è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale. Purtroppo, però, alla guarigione clinica non corrisponde ancora quella sociale ed i guariti devono affrontare discriminazioni che impediscono loro di riprendere una vita normale. FAVO da anni ha sollevato il problema degli ex malati di cancro che incontrano difficoltà ad ottenere prestiti o mutui ed anche nel sottoscrivere o mantenere una copertura assicurativa, per le malattie o sulla vita. https://osservatorio.favo.it/wp-content/uploads/2020/03/R09.Cap_.07.pdf Per gli ex malati, sono necessarie norme che consentano loro un reale ed effettivo ritorno alla vita dopo il cancro, alla pari delle persone sane. È il cosiddetto “diritto all’oblio”, per cui un paziente oncologico non è tenuto a dichiarare la pregressa patologia, trascorso un certo periodo di tempo dalla diagnosi e dalla conclusione dei trattamenti.

Francia, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi e Portogallo si sono dotati di leggi sul “diritto all'oblio” (right to be forgotten) secondo il principio che le persone in remissione e/o guarite dal cancro, trascorsi un determinato numero di anni dalla fine dei trattamenti non sono tenute ad informare gli assicuratori o le agenzie di prestito sulla loro pregressa diagnosi. Il fondamento di tale norma è che l’interesse alla conoscenza di un certo fatto, per la controparte negoziale, è racchiuso in quello spazio temporale in cui il rischio di salute è ancora presente e con il trascorrere del tempo diminuisce progressivamente fino a scomparire.

FAVO chiede che Governo e Parlamento approvino una normativa ad hoc che garantisca l’equo accesso all’offerta assicurativa ed al credito per le persone guarite dal cancro o lungoviventi oncologiche.

FAVO chiede l’inserimento della riabilitazione oncologica nei LEA

https://partecipa.gov.it/processes/verso-una-piena-inclusione-persone-con-disabilita/f/48/proposals/1003

In Italia vivono oltre 3 milioni e mezzo di persone che hanno ricevuto una diagnosi di cancro nella loro vita, di cui circa un terzo è in età lavorativa. Il riconoscimento del diritto - finora negato - alla riabilitazione oncologica per superare le più o meno gravi disabilità conseguenti ai trattamenti terapeutici è la condizione essenziale per il ritorno a una vita normale e produttiva. I malati oncologici in ogni fase del percorso di vita successivo alla diagnosi, dalla fase acuta, alla cronicità o alla guarigione ed anche nella parte terminale, hanno necessità di interventi riabilitativi multidisciplinari che completano i trattamenti anti-tumorali. Da anni FAVO si batte affinché sia assicurata ai malati la presa in carico riabilitativa precoce, globale e personalizzata, per favorire la massima autonomia e partecipazione sociale e non solo il recupero o compenso di una singola menomazione o perdita funzionale. https://www.favo.it/pubblicazioni/libro-bianco-riabilitazione-oncologica.html

https://osservatorio.favo.it/undicesimo-rapporto/parte-seconda/riabilitazione-oncologia-carta-diritti/

L’inserimento della riabilitazione oncologica nei LEA e garantire ai malati di cancro il diritto alle cure riabilitative con ogni mezzo è necessario per fronteggiare il fatto che i tumori sempre più costituiscono la nuova “disabilità di massa” a carico dell’INPS, che ha fotografato negli ultimi anni un crescente, progressivo aumento delle disabilità oncologiche, . Inoltre, poiché per poter effettuare gli interventi riabilitativi, i malati oncologici che lavorano devono potersi assentare senza incorrere in sanzioni o perdere retribuzione o reddito professionale o, addirittura, rischiare il posto di lavoro, è necessario che le assenze dal lavoro per la riabilitazione oncologica siano giustificate e retribuite o comunque indennizzate per effetto di norme di rango legislativo.