Ufficio Stampa FAVO - 14/05/2011

Sono entrate nel vivo le sessioni di lavoro della VI Giornata nazionale del malato oncologico. Tra i temi discussi oggi anche quello della conservazione del posto di lavoro per chi viene colpito dal cancro. Spesso le cronache, infatti, registrano che quando si ha a che fare con malattie croniche o fortemente invalidanti, come  le neoplasie,  si perde anche l’impiego. E questo perché i costi che l’impresa deve affrontare vengono considerati troppo onerosi. Dal 2008, però, con la Risoluzione del Parlamento europeo sulla lotta al cancro qualcosa è cambiato.

In quanto l’articolo 35 dell’iniziativa parlamentare invitava: “La Commissione a redigere una carta per la protezione sul luogo di lavoro dei pazienti affetti da tumore in base alla quale le imprese sarebbero tenute a permettere ai pazienti di continuare a lavorare durante la terapia e a favorire il loro rientro in servizio”. Dando uno sguardo entro i confini della Penisola, coloro che sopravvivono al cancro sono 690.000 tra i 20 e i 64 anni ed è proprio pensando a queste persone che AIMac, ENI, con la partecipazione di INPS, Sodalitas e Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro di Milano, hanno ottenuto dal Ministero del Lavoro un finanziamento per il progetto: “Una rete solidale per attuare le norme a tutela dei lavoratori malati di cancro sui luoghi di lavoro”. Il tavolo progettuale – concertativo costituito da AIMac e Eni (multinazionale leader nel mondo anche per l’impegno nella responsabilità Sociale di Impresa) rappresenta, al momento in Italia, l’unica condizione per definire un modello prototipale. Eni, infatti, ha l’obiettivo di favorire l’individuazione di soluzioni a supporto del proprio personale che si trova a doversi confrontare con la malattia neoplastica. Il modello, una volta individuato, potrà essere poi trasferito anche in altre realtà produttive. Il progetto, perciò, mira a promuovere, a livello aziendale, la conoscenza tanto delle azioni di sostegno previste dalla normativa vigente quanto degli accordi aziendali, oltre a sensibilizzare il management e i dipendenti circa l’adozione di comportamenti etici mirati alla tutela delle condizioni di lavoro e a consentire un migliore reinserimento al lavoro. Lo studio pilota, articolato in due fasi, ha interessato una popolazione di 3.000 lavoratori identificati in Divisione/Società del gruppo Eni. La prima fase ha previsto un sondaggio per verificare le conoscenze che i lavoratori hanno della normativa prevista per le problematiche relative ai tumori in genere e degli atteggiamenti più idonei da tenersi nelle persone colpite da tali malattie. La seconda fase, invece, condizionata dai risultati ottenuti, mira alla realizzazione, insieme ad AIMaC, di un opuscolo informativo atto a fornire gli elementi necessari per conoscere i supporti normativi e/o contrattuali dei quali i lavoratori possono avvalersi. A fianco di questo importante prototipo messo a punto da AIMaC ed Eni, non vanno dimenticati, in merito al rapporto malattia – lavoro, gli obiettivi centrati da F.A.V.O, nell’anno del volontariato, come l’Accordo strategico con l’Ufficio della Consigliera Nazionale di parità del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Siglato il 22 dicembre 2010, vede da ora in poi le parti condividere progetti finalizzati alla realizzazione di modelli prototipali di sensibilizzazione, informazione e formazione verso i lavoratori sui temi della salute e sicurezza del lavoro, delle politiche di conciliazione e delle pari opportunità. E ancora, dopo lo step con il Ministero, l’Intesa con le organizzazioni sindacali a livello nazionale, su iniziativa della Consigliera Nazionale, per condividere iniziative sui luoghi di lavoro per la prevenzione di patologie oncologiche e di tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori affetti da patologie gravi. Perché come ricorda sempre il Presidente F.A.V.O, il Prof. Francesco De Lorenzo: “L’informazione è la prima medicina per guarire dal cancro”.

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Ufficio Stampa F.A.V.O

 

 

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TUMORI: FAVO, MALATI CANCRO RISCHIANO IL POSTO, UN PROGETTO PER DIRE NO

Roma, 14 mag. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Quando si ha a che fare con malattie croniche o fortemente invalidanti, come le neoplasie, a volte si perde anche l'impiego. E questo perche' i costi che l'impresa deve affrontare vengono considerati troppo onerosi. Di questo tema di e' parlato in occasione della VI Giornata nazionale del malato oncologico. "Dando uno sguardo entro i confini della Penisola, coloro che sopravvivono al cancro sono 690.000 persone, tra i 20 e i 64 anni", rileva in una nota la Favo (Federazione associazioni di volontariato in oncologia).

Proprio pensando a queste persone Aimac (Associazione italiana malati di cancro) ed Eni hanno ottenuto dal ministero del Lavoro un finanziamento per il progetto: 'Una rete solidale per attuare le norme a tutela dei lavoratori malati di cancro sui luoghi di lavoro'.

"Il tavolo progettuale - concertativo costituito da Aimac e Eni rappresenta, al momento in Italia, l'unica condizione per definire un modello" in materia, spiega Favo. Questo modello, "una volta individuato, potra' essere poi trasferito anche in altre realta' produttive. Il progetto, percio', mira a promuovere, a livello aziendale, la conoscenza tanto delle azioni di sostegno previste dalla normativa vigente, quanto degli accordi aziendali, oltre a sensibilizzare il management e i dipendenti circa l'adozione di comportamenti etici mirati alla tutela delle condizioni di lavoro".

Lo studio pilota, articolato in due fasi, ha interessato 3.000 lavoratori identificati in Divisione/Societa' del gruppo Eni. La prima fase ha previsto un sondaggio per verificare le conoscenze che i lavoratori hanno della normativa prevista per le problematiche relative ai tumori in genere e degli atteggiamenti piu' idonei da tenersi nelle persone colpite da tali malattie. La seconda fase, invece, condizionata dai risultati ottenuti, mira alla realizzazione,
insieme ad Aimac, di un opuscolo informativo atto a fornire gli elementi necessari per conoscere i supporti normativi e/o contrattuali dei quali i lavoratori possono avvalersi. Perche', come ricorda sempre il presidente Favo Francesco De Lorenzo, "l'informazione e' la prima medicina per guarire dal cancro".