Primo Rapporto

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Primo Rapporto 2009

In Italia il numero di nuovi casi di tumore è in aumento ma l’introduzione di efficaci terapie e programmi di screening che hanno decisamente migliorato la prognosi hanno determinato da una parte una progressiva e costante riduzione della mortalità e dall’altra il rilevante e progressivo aumento del numero di persone con un passato oncologico.

Si stima che in Italia nel 2010 queste saranno circa 2 milioni; praticamente ogni famiglia del Paese è direttamente o indirettamente coinvolta con la patologia e giorno per giorno apprende che con il tumore si può convivere. Ecco perché il volontariato oncologico (FAVO) ha commissionato al Censis, l’indagine  "Disparità nell’accesso dei malati oncologici ai trattamenti terapeutici e assistenziali", realizzata in collaborazione con INPS, AIOM (Associazione Italiana dei Medici Oncologi) e AIRO (Associazione Italiana di Radioterapia Oncologica). 

L’indagine si pone l’obiettivo di fotografare discriminazioni sia sul piano dei trattamenti terapeutici (farmacologici, radioterapici, radiodiagnostici e riabilitativi) che su quelli assistenziali (accertamento dell’invalidità, informazione, sostegno psicologico e assistenza domiciliare). Aspetti che coinvolgono, direttamente o indirettamente, non soltanto i malati di cancro  ma anche i familiari.

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Primo capitolo

1. I principali risultati

Sono ormai circa due milioni gli italiani che nella loro vita hanno avuto una diagnosi di tumore, ed il dato certifica la dimensione di massa della patologia, legata all’invecchiamento della popolazione oltre che alla crescente capacità della medicina di far sopravvivere e spesso guarire i malati di tumore.

Aumentano quindi gli italiani che, malgrado l’esperienza della malattia, vivono più a lungo e in molti casi beneficiano di una qualità della vita sostanzialmente buona. Non è un caso che negli ultimi anni si sia evoluta anche la rappresentazione sociale delle patologie tumorali, percepite ormai come nemiche che si possono combattere con una pluralità di strumenti, che vanno dalla prevenzione a terapie sempre più efficaci.


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Secondo capitolo

2. La diffusione e la rappresentazione sociale delle patologie tumorali

In Italia sono circa due milioni le persone che hanno ricevuto una diagnosi di tumore nel corso della loro vita, numero che con gli anni è cresciuto in maniera considerevole, passando da 820.000 casi prevalenti nel 1970 a 1.270.000 nel 2000, fino ad arrivare nel 2008 ad un dato stimato pari a 1.840.923 casi, dei quali 806.103 uomini (il 43,8%) e 1.034.820 donne (56,2%) (tab. 1). E’ la Lombardia, con 354.585 casi, la regione con il numero più alto di malati, seguita con 182.167 casi dal Lazio, dal Piemonte con 164.959 casi e dal Veneto con 161.688 casi.


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Terzo capitolo

3. L’offerta di cure e trattamenti oncologici

Le strutture di degenza per malati oncologici

Dal “Libro Bianco dell’Oncologia Italiana” curato dall’Aiom (Associazione di Oncologia Medica Italiana) che ha condotto sinora tre censimenti dei centri che all’interno di Aziende Ospedaliere, Asl, Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Ircss) operano con reparti specializzati in oncologia, emerge che sono 424 le strutture di oncologia medica in Italia al 2004 (tab. 6). E’ in Lombardia il numero più alto di strutture di oncologia medica (73), seguita dalla Campania (42), dal Lazio (41), dall’Emilia Romagna (34) e dal Piemonte (33); standardizzando i dati con gli abitanti delle regioni, emerge che i bacini di utenza più elevati per struttura si registrano in Veneto (223.807 abitanti per struttura), in Puglia (184.917 abitanti), in Toscana (179.913) e in Sicilia (172.865). Mentre i valori più bassi dell’indicatore si registrano in Umbria (78.085), Friuli Venezia Giulia (86.051) e Marche (94.924).

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Quarto capitolo

4. Il punto di vista del volontariato oncologico: assistenza domiciliare, sostegno psicologico e informazione

Le associazioni di volontariato che operano nell’ambito del sostegno ai pazienti affetti da tumore e ai loro familiari rappresentano un capitale sociale di grande rilievo, non solo per l’opera quotidiana che svolgono all’interno delle strutture e dei servizi sanitari a fianco dei pazienti e degli operatori della sanità, ma anche perché hanno dato un contributo importante a dinamiche di innovazione dell’assistenza che hanno avuto impatti positivi sulla stessa qualità dell’offerta sanitaria; si pensi, a questo proposito, al ruolo molto positivo che in ambito oncologico (ma anche per altre patologie) può avere la disponibilità di informazione che proprio molte Associazioni garantiscono oppure alle attività che facilitano i rapporti con il personale sanitario o, ancora, alla promozione di una conoscenza dal punto di vista del malato.


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